Deja Vu


Dopo essersi svegliati, probabilmente se ne può parlare come di un’esperienza “che forse era sogno, ma sonno non era…”, però, quando la propria storia personale diviene il testo incarnato di una poesia in cui “la vita fa rima con la morte”, è certo che il Vivere assume una risonanza che trascende, e di molto, la routine quotidiana… e allora l’arte può essere lo spazio che accoglie questa vita eccedente la realtà di ogni giorno.

L’arte può essere la strada da percorrere con la propria vita.

Così nasce Deja vu.

Il nome d’arte si pone come un sigillo evocativo che custodisce i disegni in una dimensione di confine, forgiata dall’imperscrutabile, in cui il colore più vivace ed esuberante riempie di sé figure dall’evidente ispirazione fumettistica.

Quando l’interrogarsi sul senso della vita diviene arte, le risposte conducono in un altrove surreale e configurano un mondo fantastico con le stesse inquietanti e fantastiche suggestioni del “paese delle meraviglie”.

Ogni fiore sembra una faccia buffa e ciascuna espressione, divenendo icastica, si deforma fino al punto di suscitare in noi fruitori dei tentativi, più o meno consci, di capire se quanto abbiamo visto esiste o è immaginazione pura.

Il fatto è che opere del genere non possono non suggestionare, non provocare suggestioni.

Quando l’allegria colora figure che non si lasciano inquadrare in una definizione si genera un contrasto concettuale che attivamente coinvolge, in maniera irresistibile suscita meccanismi ancestrali di contaminazione del dato reale, ma, in questo caso, squisitamente artistico, con il più inedito e incontrollabile mondo interiore.

Così l’opera innesca domande che, nell’approntare interpretazioni possibili, finiscono con il darci l’impressione di aver prodotto altre immagini al di là di quella osservata.

La comprensione di qualcosa ripropone sempre la conoscenza di sé.

Opere come queste lasciano che l’orizzonte di senso sia un caleidoscopico disorientarsi.

Si conquista e si perde la lucidità dell’analisi, fino a rendersi conto dell’illusorietà di un punto di vista assolutamente esterno ed estraneo a noi.

Comprensione e perversione dell’opera d’arte sono i binari intricati su cui viaggia ogni interpretazione, ma Deja vu fa di questi meccanismi la sua forza attrattiva e, sembra che nei suoi disegni, ciascuno senta “il saltimbanco dell’anima sua”.

La storia di vita che confluisce in questa esperienza artistica colloca al centro il significato del tempo, come risorsa di valore inestimabile, sia esso un ricordo rimosso da recuperare, un desiderio nascosto da realizzare, una chiave di lettura persa che è ancora necessario e possibile ritrovare perché la Vita non sia altro né altrove rispetto a ciò che viviamo ogni giorno.

Chiara Milano