Mastrangelo Luigi


Nasce a Santa Croce di Magliano, 1958. Vive e lavora a Bologna dove dal 1984 inizia la sua serie di mostre personali che da allora lo vedono impegnato in tutta Italia. Nelle sue opere nelle quali ha sviluppato particolarmente il tema dell’autoritratto in ambienti edonistici, Mastrangelo utilizza numerose tecniche, da quella più usuale della pittura acrilica a quelle preziosissime ed insolite del mosaico e della vetrata. E’ stato uno degli esponenti di spicco della pittura Mediale di Gabriele Perretta e ha partecipato a numerose collettive in Italia e all’estero tra le quali :
- “Il Cangiante” a cura di Corrado Levi al P.A.C. di Milano nel 1986
- “Spunti di Giovane Arte Italiana” sempre a cura di Corrado Levi a Milano e a Madrid nel 1987
- “Icastica” alla G.A.M. di Bologna a cura di Gabriele Perretta nel 1994
- “Officina Italia” G.A.M. di Bologna a cura di Renato Barilli nel 1997
- “Arte Italiana – Ultimi quarant’anni – Pittura Iconica”, G.A.M. di Bologna a cura di Dede Auregli e Danilo Eccher 1997
- “Codici Virtuali”, Salara Bologna a cura di Peter Weiermair e Alice Rubbini
- (…) affinità con personaggi del mondo rock, come David Bowie e Boy George, o del teatro come Lindsay Kemp, e ancora con quello di una certa ricerca cinematografica che sta sperimentando il futuro dei nostri sogni, operata da Coppola e dalla luce fantastica di Storaro. Ma in questi sogni accadono mille cose: il desiderio utopico, la magia della favola in cui l’uomo può non solo travestirsi, ma ancora meglio modificare la sua condizione antropologica, trasformandosi in transumano, transessuale, transvegetale e transanimale. (Giacinto Di Pietrantonio, Flash Art n. 125, 1985)
- (…) Il linguaggio artistico di Luigi Mastrangelo, oltre i veli di una piatta iconografia illustrativa, cela dimensioni teoriche di raffinata consapevolezza : dalle suggestioni del virtuosismo pittorico dello Jugendstil alle più concettuali e narcisistiche autocitazioni, da una fredda recitazione “televisiva” al suadente cromatismo elettronico, da un classico e colto vocabolario simbolico alla “ripetizione differente” di un’illusoria serialità. (Danilo Eccher, Flash Art n. 161, 1991)
- (…) nella costante, leggera ed impudica visionarietà del lavoro di Luigi Mastrangelo, il senso ed il sentimento di una figura ossessiva e “mitica” allontana ogni velleità o rischio di fraintendimenti. Autorappresentadosi e assumendo i ruoli più diversi di un immaginario esotico e favolistico, Mastrangelo riflette una condizione della pittura per immagini capace di stemperare e di trasformare l’illustrazione colta e la grafica naive, le valenze di matrice pop e la combinata serialità di un sintetico dècor multimediale. (Roberto Daolio, “I quaderni di S. Sebastiano”, 1991)
- (…) Tanti medianismi emergono, risorgono : quello astratto, quello concreto, quello concettuale, quello desiderato con la tecnica pittorica e quello praticato con materiali diversi. Basti pensare all’enorme ascendente che hanno gli spettacoli del rock o la cultura dei replicanti o della musica di massa sulle melanzane e i pomodori di Luigi Mastrangelo. (Gabriele Perretta, “Icastica”, 1994)
- (…) contraddizione di una pittura in bilico tra l’adesione alla contemporaneità, tramite un’espressività “veloce” negli anni ottanta, ed una forma più nitida e costruita in questi ultimi tempi, un’immagine volutamente regressiva, da nuova arcadia, con l’artista nelle vesti di un fauno calato in idillici scenari. (Edoardo Di Mauro, “Va pensiero”, 1997)
- (…) Nel caso di Luigi Mastrangelo ci sarebbe addirittura un pericoloso indulgere al “cattivo gusto”, al Kitsch, nella definizione di immagini pesanti e rifinite, se non fosse che un utile riscatto viene fornito dal ricorso alla tecnica tradizionalissima delle vetrate. Il mezzo trasparente riscatta la pesantezza della stesura pittorica e riguadagna l’effetto di smaterializzazione fornito in tanti altri casi dai dominanti mezzi elettronici. Col che si crea un affascinante testa-coda tra tecniche arcaiche e quasi dimenticate e l’impatto di “novissime tecnologie”, un fenomeno di cui sta uno dei tratti più consistenti della situazione di oggi. (Renato Barilli, “Officina Italia”, 1997)
- (…) La decisione di attuare una particolare rilettura del repertorio delle immagini derivate dall’invasivo sistema dei media, dalle suggestioni mutuate dalla musica rock e punk, dall’onirismo neopsichedelico di un personale mondo fantastico a metà tra il clima simbolista e l’iconismo sfacciato e kitsch di certi fumetti o cartoons, fin dagli esordi ha caratterizzato i lavori di Luigi Mastrangelo. Pur optando per un mezzo tradizionale come la pittura, Mastrangelo si è inserito abilmente in quel contesto che all’inizio del decennio ha dato vita al rinascere di una figurazione sintetica, piena di suggestioni simboliche, in cui il retaggio dello stereotipo metropolitano proveniente dalla cultura della new wave anni Ottanta si è arricchito di stimoli surreal-onirici uniti ad una forte dose di ironia, disincanto e provocazione. Sia nelle pitture che nelle vetrate e negli ancor più recenti mosaici di Mastrangelo la realtà si trasfigura in un clima di sospensione e attesa, dove le immagini, apparentemente sfuggite dai contesti più disparati, galleggiano in uno spazio artificiale e privo di agganci con il contingente simile a quello appiattito e saturo di colore di un monitor da computer. (Silvia Grandi, “Rewind”, 1997)
- (…) All’origine c’è una mania autoreferenziale, che ambienta il proprio corpo in situazioni di varia natura, con costante idillico-pastorale, quasi in Eden riconquistato. E c’è anche l’idea del passato, ovviamente, ripreso in considerazione con brillantezza e capziosità… (Roberto Pasini, “Linee della ricerca artistica, 1965-1995, Bologna”, 1997)
- (…) Luigi Mastrangelo parte dalla naivètèe mitologica di un narciso che diventa in seguito pattern decorativo di squillante kitsch… (Dede Auregli, “Arte Italiana, ultimi quarant’anni, Pittura Iconica”, 1997)
- (…) Una gestualità acquisita e ritratta dalla performance la ritroviamo anche negli autoritratti di Luigi Mastrangelo. In tutte le sue opere il gesto pittorico…nitido ma ripulito da ogni eccesso, per lasciare tutta l’attenzione alla decorazione: l’atmosfera in cui immerge le figure è come la rappresentazione di un’allegoria del soggetto… (Alice Rubbini, “Codici virtuali” 2000)
- Da sempre in Luigi Mastrangelo i linguaggi alto e basso, colto e popolare condividono lo stesso spazio in una sintesi rigorosa e controllata. L’artista conosce il luogo in cui la pittura contemporanea ha ancora un senso e lo pratica con intelligenza. Con rimandi ai fumetti o alla pittura Nabis, l’artista naviga in acque proprie a scavalco tra decorazione e pittura, in una terra di ibridazioni e di ironica fantasia… (Valerio Dehò, “Aria di Rigore”, 2001)